giovedì, marzo 02, 2017

CLIENTE: "Ciao zio (sic), vendete anche manifesti?"

LIBRAIO: "Qualcuno, cinematografico. Sono lì. Ne cercavi uno in particolare?"

CLIENTE: "Sì, quello di Marx."

LIBRAIO: "…"

CLIENTE: "…"

LIBRAIO: "Ehm, Il manifesto di Marx è un libro. Il manifesto del Partito Comunista."

CLIENTE: "Sei serio, zio?"

LIBRAIO: "Sì."

CLIENTE: "Ah. Per questo non l'ho mai visto appeso da nessuna parte, questo manifesto di Marx?"

LIBRAIO: "Eh, già."

L'apprendista libraio

sabato, gennaio 28, 2017

Sono in cucina a farmi un caffè e un toast, suona il telefono, il numero è sconosciuto.
- Pronto?
- Pronto, buongiorno, avrebbe pochi minuti per rispondere a un sondaggio?
- Pochi minuti quanti?
- Diciamo due o tre?
- Ok, vada.
- Grazie. La avviso che la telefonata sarà interamente registrata in modo da garantire la
- Sì sì, lo so, vada.
- Ah, ok. Allora, dunque, lei viaggia in treno?
- Be', sì. Diciamo che mi capita di prendere qualche treno ogni tanto.
- Quanti treni prende in un mese?
- Guardi, di preciso non saprei.
- Più di uno, più di dieci, nessuno?
- Dunque, mi faccia pensare. Direi...una settantina?
- Una sett?
- 'Ttantina.
- E' una battuta?
- No, perché?
- Cioè, lei prende SETTANTA treni in un mese?
- Sì, più o meno. Ma è una stima eh. A luglio saranno stati un centinaio.
- Scusi, lei lavora sui treni?
- In che senso?
- E' tipo un macchinista, o un controllore, o che ne so?
- No no, ci viaggio e basta.
- Allora è un pendolare? C'è una tratta che predilige?
- No.
- No?
- No. Faccio tratte sempre diverse. Tipo settimana scorsa ho fatto l'Adriatica e sono andato a Bari, stasera prenderò un regionale per Brescia, l'altro ieri ne ho preso uno per Arezzo. A proposito, è molto bella Arezzo, sa?
- Immagino. Quindi lei è un libero professionista?
- Sì, penso si possa dire così.
- Posso chiederle che lavoro fa?
- Sa che è una bella domanda? Direi che...racconto storie, credo.
- Mi scusi?
- Racconto storie. Certe volte coi disegni, certe volte con le parole. Qualche volta anche al telefono.
- Come al telefono?
- Be', un po' come adesso, no? Questa non è forse una storia?
- Non saprei. Lo è?
- Ma certo. Vuole sapere come comincia?
- Non ne sono sicura.
- Allora, c'era un tizio che era in cucina a farsi un caffè e un toast, dopo una nottata passata con una bambina di tre anni distesa sullo sterno che gli ha tossito in faccia i-nin-ter-rot-ta-men-te per otto ore di fila. Quando la bambina è rotolata addosso alla mamma, dopo aver fatto uscire le due figlie maggiori per prendere il pulmino per la scuola, il tizio si è detto: Aaah, adesso mi preparo un bel caffè e un toast e mi metto qui sul divano per qualche minuto a guardare la puntata di "Ciao sono Hiro" quella su "l'insalàda di fruto di passsione e calamaaali cludi", e sul più bello che il caffè sta salendo nella moka e Hiro ha cominciato ad affettare i calamaaali, ecco che il telefono squilla. Il numero è sconosciuto, ma il tizio risponde lo stesso. E' una signorina che gli chiede se ha due minuti per rispondere a un sondaggio, facciamo tre, e lui dice di sì anche se sa già in partenza che saranno almeno dieci e gli toccherà bere il caffè freddo e mangiare il toast bruciato.
- Lei è molto buffo, sa?
- Dice?
- Sì, soprattutto quando dice: calamaaali. Lì fa proprio ridere. Me lo dice ancora?
- Calamaaali!
- Ahahaha.
- Lei ha una bellissima risata, sa?
- Grazie.
- Non sto facendo il lumacone per cercare di irretirla, eh? Non fraintenda.
- No no, ma non si preoccupi. E poi, per telefono come farebbe a irretirmi?
- Non mi sottovaluti, volendo ho una tecnica infallibile.
- E quale sarebbe?
- Calamaaali!
- Ahahaha.
- Uh, madonna!
- Che succede?
- Niente, mi si è appena bruciato il toast.
- Ah, mi dispiace. Allora vuol dire che siamo arrivati alla fine della sua storia.
- Mannò, non può essere così banale, facciamo un finale a sorpresa, dai.
- Tipo?
- Tipo che le faccio il vento al telefono, mi viene benissimo.
- Guardi, non so se.
- WHOOOSSSShhhhSSShhhhh!
- Cioè, ma fa impressione!
- Vero? E' la mia specialità.
- E la storia finisce così?
- No no, finisce con lei che riappende all'improvviso, però ridendo.
- All'improvviso, e perché mai?
- Perché si ricorda d'un tratto che la telefonata è registrata.
- Oddio!
- Calamaaali!
- Ahahaha.
Riappende.
Sorseggio il caffè freddo sul divano e addento il mio toast bruciato.
Hiro ha cominciato a spiegare il tonno impanato con pistaccchio e purè di avocaaado.

Matteo Bussola

venerdì, gennaio 27, 2017

quando è il compleanno di qualcuno, di solito non si va da lui a dirgli una cosa tipo: "non capisco perché tutti ti facciano gli auguri laddove è anche san Geraldo e mio cugina Geraldina non se la fila nessuno".

tendenzialmente perché arriva il 118.

oggi è il giorno della memoria, si commemorano le vittime della shoah.

quando fate i distinguo a indice eretto, soprattutto oggi, non siete davvero interessati agli altri oppressi, è solo una glassa pelosa e falsamente universale con la quale cercate di coprire l'antisemitismo.

Gianluca Cico

martedì, gennaio 10, 2017

... l’infelicità non è altro che il paralume con cui ombreggiamo la luce dei desideri più profondi, quelli che sentiamo più grandi di noi, travolgenti. Che preferiamo non si avverino mai, per paura di bruciarci.

Flounder

mercoledì, dicembre 28, 2016

Pensierini.

Si arriva, secondo te, ad un certo punto della vita che, pur avendo la consapevolezza che più di tanto non sarai, ti svegli la mattina con quella bella sensazione d’aver fatto il possibile e se non hai avuto grandi risultati è lo stesso? Che t’importa se domani mette neve, tanto nel gelso tra un paio di mesi si vedranno già le prime gemme e tutto andrà avanti anche senza il tuo aiuto.
Dimmi, di che colore è la rassegnazione. A cosa assomiglia, visto che se l’ho incontrata, io, non l’ho riconosciuta.
E non è che mirassi a chissà cosa, sia ben chiaro. Avrei soltanto voluto esser brava in un fare. Ma non bravina o cosìcosì. Bravissima. La più brava.
Avrei voluto salir sul podio, al primo posto. E non con un pari merito. La più brava in assoluto.
Ad esempio, una medaglia d’oro in contafoglie. O una campionessa di filaindiana.
Oppure l’unica al mondo in grado di far ridere i polli.
Non ho mai avuto grandi pretese, lo sai. Non è che lo scopo della mia vita fosse quello di salvar il mondo.
Mi sarei accontentata d’esser la più brava in un fare poco importante, anche se, a dir la verità, il metter in fila indiana le cose, ha la sua bella importanza. Te l’immagini il tuttoquanto bello dritto, ordinato, senza un filo giù di riga?
E quanto sarebbero belli i polli contenti! Tu pensa, andar dalla Bianca per le uova fresche e vedermeli correr incontro tutti ridanciani. E solo con me, mica con tutti.
Ecco. Mi sarei accontentata anche di quel piccolo successo.
Oppure sognavo d’andar in giro per piazza Garibaldi con la mia bella medaglia al collo con su stampato a giro “primo premio mondiale in contafoglie”.
A te contar le foglie sembrerà robetta, ma t’assicuro che ci vuol impegno. Ti devi metter lì a fissar un punto della magnolia, e poi inizi, una-due-tre, e conti tutte le foglie da sinistra a destra e dall’alto in basso. Anche le più piccine o quelle che han la vita mezza gialla e moriranno prima di sera.
Non credere, anche il contar bene le foglie potrebbe servire a dare un senso al tuo star al mondo.
Il problema è quando ti rendi conto che con tutto il fare che ti circonda tu non sei in grado di vincer nemmeno una medaglietta, un trofeo…una targhetta grande come un francobollo, non dico d’oro, ma nemmeno di stagnola. La tristezza è rendersi conto che ci sarà sempre qualcuno che farà la fila più dritta della tua. O non solo saprà far ridere i polli, ma riuscirà anche a farli ragionar di Epicuro e di Kant.
Ecco, è per questo che ti chiedo se prima o poi uno arriva a rassegnarsi d’esser mediocrità, ché io son già a 129.543 foglie e non vorrei continuare a contar per niente.

Francesca Ferrari, ovvero Giarina

venerdì, dicembre 23, 2016

Stamattina il sole illuminava il giardino. Dopo una colazione lenta e silenziosa, ho lavato le mani, messo un canovaccio nei pantaloni e ho iniziato a cucinare.
Non posso evitare di ascoltare musica durante la trasformazione di odori, colori e sapori. Mentre sceglievo quale voce avrebbe colmato la cucina, ho fatto un pensiero riguardo a come la musica accompagna i gesti e, in particolare, il cucinare.
Precisamente, oggi Patti Smith mi ha fatto compagnia durante la cottura della carne, poi gli U2 ritmavano il coltello che tagliava cipolle, carote e sedano per il soffritto e successivamente un album bellissimo dei Gotan Project si è abbinato splendidamente al profumo di ragù che, pian piano, pervadeva casa.
Ti accorgi che quando sei presente nel presente tutto è inscindibile; i suoni, la luce del giorno che cambia, gli odori, le voci, le azioni. Le mani tagliano, mischiano, versano, spostano e i pensieri le seguono scorrendo, trasformandosi come la materia sul fuoco.
Sorridi da due ore e sai già, prima di assaggiare, che da questa perfezione non può che venire qualcosa di buono.

Mi penso felice con un grembiule addosso e le mani sporche di bontà.

Margherita

martedì, dicembre 13, 2016

era il millenovecentoottantadue,
i vegani non esistevano,
nessuno si faceva i selfie,
di facebook non se ne parlava e in linea di massima potevi ancora fare qualcosa senza essere costretto a raccontarlo a quelli che conoscevi,

da Protocollo 933, di Gianni Solla

martedì, novembre 29, 2016

quello che mi preme evidenziare è come sia del tutto illusorio pensare che una società possa stare in piedi a lungo quando hai una ragazzina di appena 18 anni che gira con in tasca un cellulare da 1000 euro (a tal proposito segnalo a tutti i tonti che si comprano gli IPhone da 800 euro che il costo di produzione è di 207 euro. Chi ha orecchie per intendere, intenda) e in giro ci sono milioni di disoccupati (italiani e non) davvero senza un soldo. Sono anni che, quando ne ho la possibilità. ripeto ai politici che conosco che le società più "sicure" non sono quelle con le telecamere e una pattuglia di polizia in ogni angolo, ma quelle dove la forbice delle diseguaglianze venga ridotta il più possibile. Ma niente, parole al vento.

Davide Lombardi